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Alberto Savinio così descrive, in “Ascolto il tuo cuore, città” (Adelphi, 1984) il monumento a Verdi,
inaugurato il 10 ottobre 1913 nel giorno del centenario verdiano: “Di fronte alla facciata e nel bel
mezzo della Piazza Michelangelo, sorge il monumento a Verdi, modellato da Enrico Butti, il quale su
quattro alti del basamento ha anche figurato la Melodia, il Poema, la Serenità e la Tragedia. Verdi è
rappresentato in atteggiamento bonario, il corpo in riposo, le mani riunite sul tergo della giacca. […]
Questi monumenti caserecci, che i tempi democratici coltivarono come una loro specialità, hanno questo
di difettoso: che non reggono al tempo brutto. In pieno sole e quando la strada è come l’anticamera
della strada, il monumento non sta male e dà anche una piacevole impressione di calma familiarità. E’
un passante, appena più alto degli altri passanti, e che sta sempre fermo. Ma quando l’acqua come oggi
viene giù a catinelle, è una pena vedere il nostro padre melodico esposto al diluvio e senza paltò. Si
vorrebbe scavalcare la ringhiera di ferro battuto, aiutare il buon Maestro a scendere dallo zoccolo,
dargli una mano per fargli traversare la strada, accompagnarlo sotto l’ombrello dentro la Casa di Riposo”.
Si ringrazia Adelphi per la cortese concessione
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