Pastorelli con gregge
(olio su tela)


I Pastorelli con gregge, donati da Verdi alla Casa di Riposo, vennero collocati nella dimora da lui creata pochi mesi dopo la sua scomparsa. Da una lettera di Camillo Boito datata 15 aprile 1901, conservata nell'Archivio della Casa, si ricava che l'architetto era stato interpellato per suggerire come disporre la raccolta delle opere donate dal Maestro. Riguardo al quadro qui pubblicato, egli segnalava di sistemarlo nella "parete di testa" del salone al primo piano, ove già erano stati posti alcuni oggetti appartenuti al compositore in posizione frontale a "Gli Ossessi" di Morelli.

Da due descrizioni di poco posteriori, risalenti al 1903 ed al 1906, come pure da alcune fotografie si evince che la sistemazione proposta da Boito fu rispettata, ma solo parzialmente: il dipinto di Palizzi appare infatti collocato sulla parete laterale interna del salone, vicino all'ingresso della sala di soggiorno. Recentemente (1999) l'opera è stata posta nel ricostituito Museo Verdi a pianterreno, dove questo era stato situato nel 1904.

Il tema affrontato dal pittore di Vasto è consueto nella sua produzione a partire dal 1839, quando con un soggetto analogo si presenta all'Esposizione borbonica di quell'anno. Questo tipo di composizione viene proposto in almeno altre due versioni, una conservata presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e l'altra del 1872, comparsa alla Galleria Pesaro di Milano, poi alla Scopinch, quindi a Venezia nella Collezione Giovannelli, a Milano nella Raccolta Ingegnoli e infine nella Raccolta Marzotto (1994).

L'opera qui esaminata risulta però di qualità: la scena appare descritta con notevole grande immediatezza. Un tocco rapido, a brevi tratti di colore non troppo diluito, viene utilizzato per la definizione della natura, mentre pennellate più sciolte ed allungate descrivono animali e figure, rendendo assai suggestivo il dipinto. La resa intensa della luminosità rivela l'esperienza degli studi sulla luce, fondamentali, insieme allo studio dal vero, in tutta la sua ampia produzione artistica, conservata anche in raccolte pubbliche che egli stesso incrementò (donò trecento studi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, un gruppo di opere alla Galleria dell'Accademia di Napoli e al Museo Civico di Vasto), quale acceso sostenitore, sia come docente del Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, che come artista, del rinnovamento della pittura napoletana.