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| Intervista di Dario Fonti |
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D: Ha sempre saputo che sarebbe stata una musicista?
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S: Sì, direi di sì, sin da piccola ho avuto sempre la passione, il ritmo innato e ho
sempre voluto entrare nel mondo della musica. Sempre, sin da piccola, anche quando non
sapevo niente di musica e ascoltavo le mie sorelle suonare il pianoforte. Poi c'è stato
un momento nella mia vita che è subentrata la passione per la pittura, quindi sono
state due cose quasi di pari passo, però a vinto la musica. È stato un momento di
riflessione, anche la pittura è una cosa straordinaria, però la musica! Sono espressioni
diverse, naturalmente e sono belle tutte e due. La musica prende l'anima e il cuore e
la pittura prende il cuore e l'anima... eheheheh... in tutte e due i modi ecco. Due
arti diverse però uguali.
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D: Un tempo era molto diverso fare musica?
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S: C'erano meno distrazioni, quindi in un certo senso era più facile. Adesso ci sono
pochissimi talenti, pochi talenti, perché è tutto verso il ballo, il rock. Si è
spostata un po' questa cosa qui. Anche nel campo lirico ci sono bravissimi cantanti, ma
manca, tranne due o tre che cantano, manca il divo, manca la grande voce, manca uno che
faccia fare la coda alla gente fuori dal teatro. Anche le incisioni adesso sono tutte
programmate, se la voce non viene, ripete l'incisione, la truccano. Aggiustano tutto,
aumentano, allungano, stringono fanno quello che vogliono ma il palcoscenico con
l'orchestra dal vivo è tutta un'altra cosa, lì bisogna essere bravi.
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D: Come è cambiata la sua vita rispetto a prima di venire qua a Casa Verdi?
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S: È cambiata in questo senso. Prima avevo un marito, avevo tante preoccupazioni,
avevo tante cose. Entrando qui, mi sono sentita…ah... finalmente a riposo. No, veramente
finalmente riposo, anche quello fra virgolette, perché mi creda io vado avanti con
l'agenda, oggi questo, domani quello, e quello, questo, qui abbiamo tantissime cose.
La ginnastica, il giorno alla Scala, abbiamo concerti, concerti che noi facciamo perché
cantiamo ancora con quel pochino che resta del nostro passato, quel pochettino facciamo
ancora qualche cosa. Infatti, quando vengono qui scolaresche ecc., una suona il violino,
l'altro il pianoforte, ecc. E questo ci tiene vivi, vivi veramente. Noi siamo qui e
pensiamo al futuro, non al passato. Noi abbiamo un futuro qui. Abbiamo tante cose da fare.
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