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| Intervista di Dario Fonti |
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D: Mi racconti che cosa fate in questa stanza (laboratorio creativo)
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E: Facciamo composizioni: fiori, mazzolini, fior di pesco, insomma lavoriamo. Abbiamo
adottato anche due bambine in Eritrea con le offerte volontarie e le vendite che abbiamo
fatto a una mostra. Ci chiamano i nonni di Casa Verdi, ed è un piacere. Siamo contenti
di renderci ancora utili nonostante le nostre incapacità e la nostra età... uno fai i
gambi, un altro taglia, l'altro mette insieme, poi questa signora molto brava finisce
di confezionarli ben bene.
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D: Lei che cosa faceva suonava, cantava?
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E: No, ero casalinga, una piccola sartina di paese, però ho avuto la fortuna di avere
un bravo marito che sapeva un po' di musica e ho avuto quel figlio là [indica la foto
autografata] che è stato direttore d'orchestra: Bruno Martinotti. A 18 anni era già
primo flauto all'Orchestra Sinfonica di Milano. Poi è diventato un bravo direttore
d'orchestra. Pensi, quando a 18 anni, da primo flauto è arrivato a Milano, lontano da
casa era timido, si è ritrovato in un ambiente anziano ed era la mascotte. Nella prima
lettera mi ha scritto: "Mamma nell'intervallo siamo in un bel giardino, al Teatro
dell'Arte di Milano, mi piacerebbe tanto fare le capriole..." Quindi vede, anche lui
si era sacrificato perché aveva una responsabilità più pesante della sua età.
Non essendo musicista, per me vivere qui è una cosa che non so spiegarmi, però adesso
anche mia nipote fa musica: si chiama Viola e lavora ai Pomeriggi Musicali qui a Milano.
Ma io sono una persona semplice e allora sento le cose interiori.
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D: Le è dispiaciuto che si sottoponesse a tanti sacrifici?
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E: No, però quando mi raccontano di averlo conosciuto e mi dicono "Che bravo musicista
che era", io preferirei che mi dicessero che era un bravo ragazzo, perché bravo
musicista si diventa con lo studio, ma bravo ragazzo no, non lo si diventa.
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D: I ricordi della guerra devono essere terribili, ma è importante che voi ci
raccontiate queste cose...
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E: Se non si sono vissute, non si possono capire, è già difficile ricordarle, ma se
non si entra nel discorso a me non vengono in mente. Quando sono sola magari mi viene
alla mente un'immagine, un fatto... come quella mattina presto in cui venni svegliata
dal rumore di passi in strada. Mi alzai e sbirciai dalla finestra: erano i tedeschi
che marciavano e occupavano il mio paese... L'altro giorno ho raccontato qualche cosa
della mia gioventù a una signorina, ma non mi veniva in mente il nome di una bambina
per cui avevo fatto una gonna. Però mi ricordavo benissimo che la gonna era blu...
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D: C'è qualche cosa di cui vuole parlare e che non le abbia chiesto?
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E: Se non lo registra glielo dico […] poi, sa, io non parlo molto, ma oggi sì!
Mi siete proprio simpatici voi.
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