LA VOCE N°7, MARZO 2003
Il delitto di Busseto

Ho mangiato pepite di formaggio grana per prendere coraggio e finalmente scrivere; e subito mi domando: lo sapevamo che Verdi, facente parte della famiglia Barezzi da quando aveva 16 anni, andò a vivere con loro per "proteggere" la famiglia quando il papà Antonio doveva assentarsi perché c’era stato un orrendo delitto a Busseto in una casa vicina?

Carlo Gatti ha scritto una delle più complete biografie di Verdi , per le edizioni Alpes nel 1931. All’inizio leggiamo che il libro è stato scritto per esortazione di Giulio Gatti Casazza, nostro grande amico, e difatti egli volle che i benefici provenienti dalla vendita del libro stesso fossero versati alla Casa di Riposo per Musicisti fondata dal Verdi a Milano. Facciamo una panoramica sulla vita di Verdi a Busseto nel 1829, riassumendo quanto scrive Carlo Gatti. "Ora Verdi studia e compone musica, e legge e medita gli scrittori classici della nostra letteratura e delle letterature straniere.
I racconti dell’Antico e del Nuovo Testamento lo attraggono e lo commuovono; gli sembrano la manifestazione più alta dell’anima e del pensiero umano: e gli danno i primi possenti palpiti che trasfonde nell’arte.
Studia e compone; ma deve incominciare a provvedere all’avvenire. Gli anni passano e tocca i 16 : nella casa patriarcale del signor Antonio gli è serbato un posto eguale a quello dei suoi 5 figli. Ma la fierezza del giovinetto male se ne appaga: egli può, egli deve bastare a sé e ai suoi, che aspettano da lui aiuto, poiché altri non ne hanno e tutte le speranze della loro vecchiaia sono fondate su lui. E poi, un sogno gentile incomincia a fiorire nel suo cuore.
Le qualità morali del Verdi, la sua bontà, docilità, onestà e talenti furono i moventi che indussero il Barezzi a chiamarlo come altro dei suoi figli, passando quasi direi notte e giorno in sua casa. Sappiamo tutti che fra Giuseppe e Margherita giovane, bella, savia, amabile era nato un dolce sentimento . Ma lasciando che maturi il tempo della scoperta occorrerà avvertire che era stata proprio la madre di Margherita a chiedere che il giovane rimanesse in casa loro anche di notte.
Un terribile delitto aveva spaventato la tranquilla cittadina.
Nella notte dal 12 al 13 di maggio del 1831 ignoti malfattori penetrarono, colla connivenza di un servitore detto Cantaben nella casa di certo Levi Isacco facoltoso israelita che abitava a pochi passi da casa Barezzi , col proposito di derubarlo di un vistoso peculio ricavato dalla vendita di un podere.
Il Levi, sorpreso nel sonno, venne imbavagliato, portato sul solaio ed ivi trucemente sgozzato.
La nipote tredicenne, Rina Muggia che con lui abitava, venne crivellata da colpi di coltello e buttata sotto al letto come morta. La moglie, Nina Fontanella, scampò all’eccidio in modo miracoloso, essendo riuscita a fuggire da una vecchia porta, forzando con disperata energia un catenaccio talmente arrugginito da meravigliare come una donna esile ed infermiccia avesse potuto compiere simile sforzo. Gli assassini avevano anche, con non comune audacia, disposti alcuni complici sotto il porticato della casa Levi verso la via maestra, i quali fingendosi avvinazzati, urlando e battendo con bastoni il suolo e le spranghe di ferro delle volte, producevano tale frastuono da impedire che fossero percepite le grida di soccorso. Il delitto rimase in gran parte avvolto nel mistero e solo due assassini, fra i quali il ricordato Cantaben, caddero nelle mani della giustizia.
La moglie di Antonio Barezzi, signora Maria Demalde , che fu, può dirsi il testimone auricolare, restò così colpita da spavento da averne per lungo tempo l’animo assillato dal timore che l’eccidio dovesse rinnovarsi a danno di sua famiglia. In tale morbosa trepidazione pensò che il giovinetto Verdi avrebbe potuto essere una vigile scolta. Ne parlò col marito dicendo anche: "E' qui tutto il giorno perché non ci starebbe anche la notte?" e il signor Antonio accondiscese volentieri.
Intanto Giuseppe e Margherita si erano palesati il loro amore. Giovane, lui, pieno di speranze; fidente, essa, nell’affetto, nell’onestà e nell’ingegno del suo innamorato."
(continua nel prossimo numero.)

Da una ricerca di Liliana Steiner