LA VOCE N°5, OTTOBRE 2002
La bella del mondo

Si stava andando a suonare a Viggianello, un paesino nella provincia di Potenza, con la banda di Valsinni, il paese in provincia di Matera dove sono nato e ho trascorso infanzia e adolescenza. Eravamo in piena guerra ma vedemmo una piccola collina che era tutta una vigna, certi grappoloni d'uva che per la fame che avevamo l'avremmo divorata.
Due della nostra banda, quasi giovanotti, chiesero a un severo vecchietto, proprietario del vigneto: "Si potrebbero avere per cortesia e naturalmente pagandola qualche chilo d'uva?!" (non so proprio come avrebbero potuto pagargliela, sapendo che nessuno di noi aveva una lira in tasca). Il vecchietto rispose con severità e certezza: "Questa uva non si vende a nessuno". Uno dei nostri due giovanotti si mise a discutere col vecchietto, della festa del giorno dopo e di altro, mentre il secondo giovanotto si girò verso di noi che in silenzio assistevamo alla scena, strizzandoci l'occhio ( non so spiegarvi perchè capimmo al volo) e noi ci incamminammo.
Arrivati dietro la collina, riempimmo la grancassa e un basso tuba di uva, ci mettemmo a camminare a passo di maratona e arrivammo ad una freschissima fontana. I due nostri compratori ci raggiunsero e facemmo una scorpacciata d'uva da ricordarcela dopo cinquant'anni.
Arrivammo a Viggianello e trovammo uno splendido paesino, quasi incastrato tra due montagne, con delle strette vie e una piazzetta con la cassarmonica per suonarci noi la sera. Infatti, la sera ci stavamo sistemando con il nostro Maestro, appunto sulla cassarmonica, quando vedemmo salire da noi un maresciallo dei carabinieri e dietro il severo proprietario della vigna con un lungo toscano in bocca. Il maresciallo disse con militaresca serietà al maestro: "Questi suoi giovani artisti, questa mattina hanno preso, anzi hanno rubato dell'uva a questo Signore, che per questa volta li perdona ma se dovesse accadere ancora, saranno puniti severamente". Il Maestro ci fece alzare in piedi dicendoci che qualcuno di noi sarebbe stato sospeso dalla banda. I due ringraziarono il Maestro e senza degnarci di uno sguardo andarono via. Il Maestro non ne parlò più; aveva fatto anche lui il musicante e chissà quante ne aveva combinate.
Quasi sempre e in tutti i paesini la sera ci invitavano nelle loro case per suonare, ballare e offrirci delle squisitezze che preparavano per la festa. Quindi anche a Viggianello una famiglia ci invitò a casa. Tra le belle ragazzine che c'erano per ballare, una si distingueva e la chiamavano "la bella del mondo". Quando toccò il mio turno andai proprio da lei, feci l'inchino per invitarla a ballare ma lei mi rispose:"Grazie non ballo", ma con altri ballava. Ci riprovai ma con lo stesso risultato, lascio a voi immaginare lo sfottò che mi facevano i miei compagni.
La mattina dopo (sempre a piedi) dovevamo trasferirci a Castelluccio, ma appena fuori da Viggianello, trovammo delle ragazze con le lore mamme e ci dissero che andavano ai loro orti a raccogliere la frutta. Tra quelle ragazze c'era "la bella del mondo", si avvicinò a me con un dolcissimo sorriso e mi disse: "Non lo so perchè ieri sera mi sono comportata così con te, scusami", io continuavo a risponderle, ma non capivo più niente. Le sue dolci parole, il suo luminoso sorriso, mi facevano provare qualcosa che non so descrivere, mi dette della frutta e mi salutò quasi con affetto. Continuai a camminare senza parlare. Ad un certo punto un mio amico con un pizzico di rabbia mi disse: "Ma per caso 'la bella del mondo' ti ha fatto perdere la parola?".

Pasquale Montesano