LA VOCE N°5, OTTOBRE 2002
Le Accademie di danza in Italia

Tina Belletti nel 1939 si è diplomata "prima ballerina" al Teatro alla Scala di Milano. Nel 1943 all'Accademia Nazionale di Danza di Roma, dopo aver frequentato i corsi di perfezionamento, ha conseguito l'abilitazione di Primo Grado all'insegnamento per Danza Accademica, Danza Moderna e Coreografia.

In breve voglio illustrare e sottoporvi la mia esperienza sulle Accademie di danza in Italia, anche per meglio far intendere gli scopi e i benefici che si possono trarre dalla frequenza di un'Accademia di Danza in Italia.
E' naturale che non tutti possono aspirare a divenire artisti e famosi, solo pochi fra gli iscritti hanno doti e volontà per proseguire e tentare la via dell'arte, ma è fuori di dubbio che tutti possono trarre dall'insegnamento di questa arte un notevole profitto sul piano morale come su quello fisico. Per meglio chiarire la funzione didattica che la danza ha per i giovani, basterà accennare ai programmi pedagogici che hanno iniziato un profondo rinnovamento nella concezione della danza in Italia. Chi frequenta l'Accademia riceve una completa educazione, non solo artistica e tecnica, ma umanistica: studia fra l'altro, storia dell'arte, storia della musica, teoria e solfeggio e scrittura della danza, giacchè un artista non deve essere solo tecnicamente perfetto, ma possedere una personalità spiccata, cultura e sensibilità estetica.
Come ogni altra arte la danza è un vertice che si raggiunge attraverso una lunga e completa preparazione culturale e intellettuale. Non è solo svago come il ballo, ma perfezionamento spirituale, che si esprime in unità con il perfezionamento del corpo e l'armonia dei suoi movimenti. Ne deriva quindi che lo studio giustamente inteso della danza porta ad un arricchimento e raffinamento dell'animo, non solo ad una meccanica aggraziata del gesto, ma educa prima ancora il pensiero del corpo, e il corpo in funzione del pensiero e dello stato d'animo.
L'arte della danza così intesa oggi non può portare che benefiche influenze ai giovani, guidandoli innanzitutto alla compostezza, all'auto-controllo, al gesto elegante, al passo armonico, a ritrovare cioè il piacere della naturale bellezza, da contrapporre alla goffaggine incontrollata e al cattivo gusto che paiono, oggi, dominare nelle espressioni soprattutto nei giovanissimi. La danza rettamente intesa oggi può costituire una barriera contro il mal costume, barbaria dei contorcimenti epilettici ai quali si abbandonano i nostri giovani per trovare sfogo ad una contagiante nevrosi, ad un disordine spirituale che essi vorrebbero elevare a simbolo della nostra età..
Nella Grecia classica, la danza era rito sacro e religioso, prima ancora che spettacolo d'arte. Nella tragedia si sapeva fondere in intima unità, danza, musica e poesia, essendo le tre arti concepite come unica totale espressione dei sentimenti. Nella nostra civiltà la danza ebbe la sua massima fioritura nel Rinascimento, età in cui arricchì sempre più i suoi mezzi di espressione attraverso un affinamento della tecnica.
In questo scorso secolo cominciò il declino dell'arte della danza, in quanto la tecnica divenne per se stessa una ragione d'essere, ed ebbe il sopravvento sulle più profonde ragioni spirituali che avevano determinato la sua nascita. Per reazione a questo declino sorse in diverse parti del mondo un nuovo stile, che cercò di attuare il ritorno della danza alle sue origini e alla sua funzione, che era quella di esprimere attraverso il movimento sensazioni di stato d'animo, emozioni e sentimenti.
Oltre al tradizionale stile accademico, oggi, possiamo distinguere il delinearsi di tre stili e correnti fondamentali. La prima, di ispirazione Gotico Orientale, rappresenta lo stile tedesco. La seconda, di ispirazione Ellenico Rinascimentale, rappresenta lo stile mediterraneo. La terza, di ispirazione Accademico Espressionista, rappresenta lo stile americano. E la "danza moderna", riconquistata la sua dignità artistica, è tornata dunque al suo alto compito di espressione di sentimenti umani; è tornata ad essere arte vera e insieme strumento di educazione.

Tina Belletti