| Ricordando
Credo sia giusto che i nostri Ospiti e i nostri amici sappiano, grazie all'ospitalità offerta da "Va Pensiero", i rischi che ha corso la Fondazione Verdiana una ventina di anni fa, quando la Casa di Riposo per Musicisti fu sottoposta a una procedura per verificare se entrasse o meno tra i cosiddetti "enti inutili".
Ci fu naturalmente nel consiglio allora in carica, del quale anche io facevo parte, una sollevazione generale, immediatamente espressa dai diversi membri con diverse iniziative.
L'allora Presidente, Maestro Michelangelo Abbado, chiede subito le dimissioni, per protesta, seguito dal consigliere Avvocato Mario Bassani. Gli altri membri, il dottor Giacomo Cantoni, il Maestro Riccardo Castagnone, il Maestro Hans Ferrari, il Maestro Nello Segurini e la sottoscritta, decisero invece di restare ai propri posti, animati da una altrettanto forte volontà di difendere, anche dall'interno, la più bella opera verdiana. La delega di Presidente fu data al Dott. Cantoni e la sottoscritta assunse il ruolo di consigliere delegato. La battaglia per salvare la Fondazione verdiana ebbe subito inizio, sostenuta in modo vibrante da tutta la stampa cittadina e da numerose personalità del mondo artistico e culturale, fra le quali è giusto ricordare l'ex sovrintendente della Scala, il presidente della Rai Paolo Grassi, e Sergio Dragoni, ex presidente del Conservatorio e primo Presidente dell'Associazione "Amici della Casa Verdi", costituita in quella occasione e sostenuta da tutti i soci fondatori.
Io, grazie a una lunga collaborazione postbellica con il sindaco Antonio Greppi, ebbi facili possibilità di incontri con importanti personalità politiche di quel momento, che contattai personalmente o con l'allora direttore, il Segretario Generale Ambrogio Nova. Ricordo che quando fummo ricevuti dall'on. Fanti, ci accolse con queste parole "Che polverone avete sollevato con questa Casa Verdi!", alle quali io risposi dicendo che, se noi non avessimo sollevato questo "polverone", forse lui non ci avrebbe ricevuti. Dopodichè il colloquio divenne amichevole e oltremodo promettente.
E' giusto ricordare qui anche l'appoggio ricevuto dall'on. Aldo Aniasi, già sindaco di Milano, prezioso consigliere per ogni iniziativa romana. La battaglia non fu breve ma alla fine fu vinta: la Casa di Riposo per Musicisti fu esclusa dagli enti sopprimibili e salvò la propria autonomia giuridica e amministrativa.
Liana Lari Vogliamo aggiungere alcune note all'articolo di Liana Lari, scritto sul precedente nostro giornale "Va pensiero": ci sembra troppo importante non dimenticare i particolari del salvataggio di Casa Verdi.
Nata a Milano da genitori emiliani, musicista reggiano il padre, bolognese la madre, è sempre vissuta nel mondo della musica (pianista e cantante non professionista), e si è sempre dedicata ad attività di carattere assistenziale.
Durante la guerra ha collaborato, vivendo in montagna per un anno e mezzo, con i partigiani dell'Oltrepò Pavese. Subito dopo la liberazione ha organizzato- e se ne è occupata per oltre sei anni- l'Orfanotrofio per figli di vittime politiche e partigiane, creato dal Fondo Matteotti sulla Riviera Ligure, che ha ospitato, per periodi più o meno lunghi, circa ottocento minori.
Nel 1963, su proposta dell'allora sindaco Greppi, è entrata a far parte del Consiglio d'amministrazione della Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi. Da allora- sempre confermata nella carica- ha seguito la via e le vicissitudini della Fondazione con grande partecipazione e, a partire dalla sua nomina a presidente, avvenuta nel maggio 1980, ha dedicato disinteressatamente tutta la sua attività professionale. Dal 1984 è cittadina benemerita del Comune di Milano, e il 7 dicembre 1995 le è stata conferita la medaglia d'argento di benemerenza civica dal Comune di Milano.
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