| RICORDO
Avevo quattordici anni e suonavo nella piccola banda di Valsinni, il mio paese (nei pressi di Matera).
Eravamo tutti ragazzi a piedi e con le scarpe di legno, si andava in tanti paesi attraversando fiumi e montagne. Si era in piena guerra e nelle case tanti lutti, ma noi, come per magia, portavamo allegria e gioia. Si suonava a Rotondella per la festa di S. Antonio ed io sfinito, stanco, ero seduto davanti una porta. Da quella casa uscì una donna, con gli occhi pieni di lacrime, mi guardò e mi disse: "figlio mio". Io scattai in piedi, lei mi strinse al petto ripetendomi figlio mio, per un attimo ebbi paura ma per la sua dolcezza anche dai miei occhi, spuntò qualche lacrima.
"Ho un figlio in guerra e da due anni non so se è vivo o morto; vieni in casa mia, vieni e prendi, è tutto tuo, ti prego, per pochi attimi sarò io la tua mamma". Mi disse con un po' di luce sul viso: "Quello che darò a te, forse un'altra mamma lo darà a mio figlio". Apparecchiò un piccolo tavolo mettendoci su ogni ben di Dio e soli io e lei festeggiammo il nostro Santo.
Mi guardava, mi sorrideva, piangeva, mi faceva carezze. No, non so descrivere con il mio povero linguaggio, quella gioia, quel dolore, quel miracolo.
Pasquale Montesano
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