LA VOCE N°2, MARZO 2002
La Butterfly di Rosetta Pampanini

Al termine di una recita di Butterfly, di domenica pomeriggio al Teatro Comunale di Firenze dove anch'io partecipavo interpretando la parte di Goro (Console di matrimonio), la celebre soprano Rosetta Pampanini, dopo aver avuto un gran successo personale con prolungate 'brava' ed applausi interminabili, ordinò a due maschere del Teatro di non lasciare passare nessuno perché era molto stanca.
Passati pochi minuti, sentii un grande vocio e grida indescrivibili, tanto che uscimmo tutti dai camerini, compresa la Signora Pampanini che chiese il motivo di tanto frastuono (era parte del pubblico che voleva passare). Un'anziana signora riuscì ugualmente ad avvicinarsi alla protagonista e quasi piangendo le baciò la mano, ringraziandola per la grande commozione che aveva provato e nel contempo la grande gioia per averla vista da vicino. La Signora Pampanini, evidentemente ella stessa commossa da tanta sincerità, la sollevò e, gentilmente, la fece entrare nel suo camerino.
Ho raccontato questo aneddoto, non per il fatto in sé, accaduto in altri tempi questo lo so; ma perché sono convinto che anche oggi, sia pure in modo diverso, un successo con alto gradimento da parte del pubblico ci sarà sempre. A patto però che i cantanti non facciano solamente sfoggio della loro bella voce, ma sappiano anche interpretare con 'sincerità' quello che cantano. Questo è' solamente un mio pensiero, maturato in tanti anni di teatro, e non va interpretato come polemica.

Arnaldo Del Signore