| La Butterfly di Rosetta
Pampanini
Al termine di una recita di Butterfly, di domenica pomeriggio
al Teatro Comunale di Firenze dove anch'io partecipavo interpretando
la parte di Goro (Console di matrimonio), la celebre soprano
Rosetta Pampanini, dopo aver avuto un gran successo personale
con prolungate 'brava' ed applausi interminabili, ordinò
a due maschere del Teatro di non lasciare passare nessuno
perché era molto stanca.
Passati pochi minuti, sentii un grande vocio e grida indescrivibili,
tanto che uscimmo tutti dai camerini, compresa la Signora
Pampanini che chiese il motivo di tanto frastuono (era parte
del pubblico che voleva passare). Un'anziana signora riuscì
ugualmente ad avvicinarsi alla protagonista e quasi piangendo
le baciò la mano, ringraziandola per la grande commozione
che aveva provato e nel contempo la grande gioia per averla
vista da vicino. La Signora Pampanini, evidentemente ella
stessa commossa da tanta sincerità, la sollevò e, gentilmente,
la fece entrare nel suo camerino.
Ho raccontato questo aneddoto, non per il fatto in sé, accaduto
in altri tempi questo lo so; ma perché sono convinto che
anche oggi, sia pure in modo diverso, un successo con alto
gradimento da parte del pubblico ci sarà sempre. A patto
però che i cantanti non facciano solamente sfoggio della
loro bella voce, ma sappiano anche interpretare con 'sincerità'
quello che cantano. Questo è' solamente un mio pensiero,
maturato in tanti anni di teatro, e non va interpretato
come polemica.
Arnaldo Del Signore
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