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News
Giovedì 9 febbraio, ore 17.45
inaugura il IV ciclo di "Intervista col Maestro"
Venerdì 27 gennaio 2012, ore 11
Esce il primo numero della nuova serie
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www.villaverdi.org
Villa Verdi, S. Agata (Busseto)

www.studiverdiani.it
Istituto Nazionale di Studi Verdiani

www.socialinfo.it
Sito dedicato alle case di riposo

www.aslico.org
Associazione Lirica e Concertistica Italiana

 

Gli ossessi - Domenico Morelli

Gli Ossessi

Domenico Morelli (Napoli 1826 - 1901)
Olio su tela, 1876

Dall'incontro avvenuto a Napoli nel 1858 (cui seguì il ritratto che Morelli realizzò per il compositore, ora a Villa Carrara Verdi), nacque tra il pittore napoletano ed il compositore di Busseto un'intensa amicizia, documentata da un lungo rapporto epistolare che si protrasse almeno fino al 1896.

Quando nel 1873 il Maestro tornò a Napoli per la rappresentazione dell'Aida al Teatro San Carlo, soggiornando all'Albergo Crocelle a Chiatamone, chiese all'artista di dipingere per lui un quadro. Verdi premeva per ottenere il dipinto promessogli, ma dovette attendere fino al 1876, anno in cui finalmente ricevette Gli Ossessi, accolto con entusiasmo. Nel 1880 acconsentì a che fosse presentato all'Esposizione di Torino e, dopo tale data, lo conservò a Sant'Agata.

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma conserva una serie di disegni ed un bozzetto che si riferiscono a quest'opera, acquistati nel 1904 dagli eredi di Morelli insieme ad altri bozzetti provenienti dallo studio del pittore.

I Foscari - Domenico Morelli

I Foscari

Domenico Morelli (Napoli 1826 - 1901)
Olio su tavola, 1857

Grazie a questo bozzetto, che trae spunto dalla tragedia di George Byron I due Foscari pubblicata nel 1821, cui si ispirò lo stesso Verdi (I Foscari, 1844), avvenne l'incontro tra il pittore Domenico Morelli ed il musicista tramite un comune amico, il pubblicista Vincenzo Torelli, nel 1858 a Napoli all'Albergo Roma.

A quest'epoca il compositore si trovava nella città partenopea per eseguire le prove di Un ballo in maschera. Fu in tale occasione che Morelli dipinse il ritratto di Verdi, incorniciato d'alloro da Filippo Palizzi, che ora si trova a Sant'Agata, nella Villa Carrara Verdi.

Odalisca - Domenico Morelli

Odalisca

Domenico Morelli (Napoli 1826 - 1901)
Olio su tela, 1870-73 ca.

Il quadro anticipa la serie di opere di soggetto orientale dipinte da Morelli negli anni 1874-1883. È probabilmente da identificare con il dipinto, rappresentante una mezza figura, acquistato da Verdi nel 1873 presso il negoziante Duca di Via Chiaia a Napoli, dove il Maestro si trovava per le prove dell'Aida.

In seguito l'opera venne portata a Genova nella residenza di Palazzo Doria e posta nella “sala turca” arredata con mobili provenienti dall'Egitto.

Pastorelli con gregge - Filippo Palazzi

Pastorelli con gregge

Filippo Palizzi (Vasto 1818 – Napoli 1899)
Olio su tela, 1875

I Pastorelli con gregge, donati da Verdi alla Casa di Riposo, vennero collocati nella dimora da lui creata pochi mesi dopo la sua scomparsa.

Da una lettera di Camillo Boito datata 15 aprile 1901, conservata nell'Archivio della Casa, si ricava che l'architetto era stato interpellato per suggerire come disporre la raccolta delle opere donate dal Maestro. Riguardo al quadro qui pubblicato, egli segnalava di sistemarlo nella "parete di testa" del salone al primo piano, ove già erano stati posti alcuni oggetti appartenuti al compositore, in posizione frontale a "Gli Ossessi" di Morelli.

Da due descrizioni di poco posteriori, risalenti al 1903 ed al 1906, come pure da alcune fotografie si evince che la sistemazione proposta da Boito fu rispettata, ma solo parzialmente: il dipinto di Palizzi appare infatti collocato sulla parete laterale interna del salone, vicino all'ingresso della sala di soggiorno. Recentemente (1999) l'opera è stata posta nel ricostituito Museo Verdi a pianterreno, dove questo era stato situato nel 1904.

Il tema affrontato dal pittore di Vasto è consueto nella sua produzione a partire dal 1839, quando con un soggetto analogo si presenta all'Esposizione borbonica di quell'anno.

Un tocco rapido, a brevi tratti di colore non troppo diluito, viene utilizzato per la definizione della natura, mentre pennellate più sciolte ed allungate descrivono animali e figure, rendendo assai suggestivo il dipinto. La resa intensa della luminosità rivela l'esperienza degli studi sulla luce, fondamentali, insieme allo studio dal vero, in tutta la sua ampia produzione artistica, conservata anche in raccolte pubbliche che egli stesso incrementò, quale acceso sostenitore del rinnovamento della pittura napoletana.

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