GLI OSPITI SI RACCONTANO
Interviste di Dario Fonti
VITTORIO GIULIANI
Vittorio: La musica era la mia seconda moglie, morta lei è rimasta solo la musica, che ho sempre amato e ho sempre seguito, ho diretto parecchie volte al Lirico, alla Rai. Ho 99 anni non so se li dimostro...
Domanda: No, direi di no
V: Comunque ci sono. Sono stato direttore della compagnia di Wanda Osiris per 11 anni, scrivevo tutte le musiche dei quadri coreografici, si immagini che attività! E poi, poiché realmente sentivo il bisogno della musica, ho composto diverse cose.
Non c'era la filodiffusione, la televisione come adesso. La musica, o la andavi a vedere a teatro… o niente. Spettacoli straordinari, sempre al teatro Lirico e al Piccolo e al Teatro Nuovo.
D: Secondo lei oggi la musica è cambiata? I modi di vivere, di suonare?
V: I modi di vivere: si prende tutto alla leggera, noi abbiamo sempre fatto le cose con serietà, tutti i quadri coreografici, non è facile scrivere.
D: Spettacoli così costosi, così ricchi, si mantenevano solo con il guadagno del botteghino?
V: No c'era di tutto, l'impresario, quello che aveva l'impresa dello spettacolo, c'erano molte amanti della musica che viaggiavano e dello spettacolo che davano un contributo all'impresario della compagnia.
D: Quelli che oggi chiameremmo sponsor?
V: Ecco, sì!
D: E non c'erano neanche i soldi di adesso.
V: Macché! Adesso i soldi sono tutto. La Wanda era l'unica che si riduceva la paga pur di fare lo spettacolo. Oggi non ci sono artisti così, perché la prima cosa che guardano è il denaro. C'è una differenza nel modo di pensare, perché prima lo facevano con la passione dell'animo.
D: Così come una volta forse no. Sa cos'è? Noi oggi abbiamo troppo di tutto, noi forse ne vediamo troppe, troppe donne, troppa televisione, sentiamo troppa musica.
V: Ecco! La verità viene un po' nascosta sotto questa passione. Noi ne avevamo un timore quando si interpretava. "Ci calcoleranno o ci fischieranno?" E io guardavo, cominciavo con il timore. Arriveranno i fischi? Poi finivo e sentivo gli applausi. Che passato!
STEFANIA SINA
Domanda: Ha sempre saputo che sarebbe stata una musicista?
Stefania: Sì, direi di sì, sin da piccola ho avuto sempre la passione, il ritmo innato e ho sempre voluto entrare nel mondo della musica. Sempre, sin da piccola, anche quando non sapevo niente di musica e ascoltavo le mie sorelle suonare il pianoforte.
Poi c'è stato un momento nella mia vita che è subentrata la passione per la pittura, quindi sono state due cose quasi di pari passo, però ha vinto la musica. È stato un momento di riflessione, anche la pittura è una cosa straordinaria, però la musica! Sono espressioni diverse, naturalmente e sono belle tutte e due. La musica prende l'anima e il cuore e la pittura prende il cuore e l'anima... eheheheh... in tutte e due i modi ecco. Due arti diverse però uguali.
D: Un tempo era molto diverso fare musica?
S: C'erano meno distrazioni, quindi in un certo senso era più facile. Adesso ci sono pochissimi talenti, pochi talenti, perché è tutto verso il ballo, il rock. Si è spostata un po' questa cosa qui.
Anche nel campo lirico ci sono bravissimi cantanti, ma manca, tranne due o tre che cantano, manca il divo, manca la grande voce, manca uno che faccia fare la coda alla gente fuori dal teatro. Anche le incisioni adesso sono tutte programmate, se la voce non viene, ripete l'incisione, la truccano. Aggiustano tutto, aumentano, allungano, stringono fanno quello che vogliono ma il palcoscenico con l'orchestra dal vivo è tutta un'altra cosa, lì bisogna essere bravi.
D: Come è cambiata la sua vita rispetto a prima di venire qua a Casa Verdi?
S: È cambiata in questo senso. Prima avevo un marito, avevo tante preoccupazioni, avevo tante cose. Entrando qui, mi sono sentita…ah... finalmente a riposo. No, veramente finalmente riposo, anche quello fra virgolette, perché mi creda io vado avanti con l'agenda, oggi questo, domani quello, e quello, questo, qui abbiamo tantissime cose.
La ginnastica, il giorno alla Scala, abbiamo concerti, concerti che noi facciamo perché cantiamo ancora con quel pochino che resta del nostro passato, quel pochettino facciamo ancora qualche cosa. Infatti, quando vengono qui scolaresche ecc., una suona il violino, l'altro il pianoforte, ecc. E questo ci tiene vivi, vivi veramente.
Noi siamo qui e pensiamo al futuro, non al passato. Noi abbiamo un futuro qui. Abbiamo tante cose da fare. Un giorno ho espresso un desiderio, mi sarebbe piaciuto dipingere e l'assistente sociale, la signorina Lucia, che è un angelo non una persona, è venuta in camera e ha visto i miei quadri fatti tempo addietro e dopo 4 o 5 mesi ho avuto la felicità di avere questo locale e mi ha detto "provi" e io mi sono messa a lavorare subito. Non solo, ci sono persone ospiti qui a Casa Verdi che vengono qui a disegnare, a fare, passano quell'oretta.
La vita qua bisogna dividerla in due parti: c'è un gruppo di persone che sono in carrozzina, in infermeria, persone che sono un po' stanche, hanno problemi di salute, ecc... Poi c'è un gruppo di persone ancora attive e che con quelle si lavora, si va a teatro, siamo andati a Perugia a un meeting della terza età, andiamo alla Scala, al palco Reale a vedere le prove generali. Qui si sta veramente bene, ma non lo dico perché lei mi sta intervistando, perché è vero proprio, qualunque nostro desiderio si fanno in quattro per esaudirlo.
D: Quindi hanno portato avanti davvero lo spirito con cui è nata questa casa?
S: Sì, sì, hanno rispetto per gli ospiti di Casa Verdi come fossero... non lo so, quello che io nella vita non ho avuto: ho sempre fatto da sola, ho sempre lottato. Qui, basta che chieda e gli altri lo fanno per me.
D: Mi racconti qualche cosa sul corso di computer.
S: È iniziato per curiosità! Per quello le dico che noi abbiamo un futuro. Ormai quello che è passato, è passato. Inutile dire: "Quando eravamo…". No, no! Noi abbiamo un computer e abbiamo iniziato a studiarlo, per il nostro piacere, per il gusto di sapere una cosa in più. È una cosa strana!
D: Si vede proprio che si sente come a casa sua.
S: Mi sono portata tutti i miei mobili. Mi hanno permesso di portare le mie cose e quindi mi sembra di essere a casa. Ho una camera bellissima che dà in piazza Buonarroti. Al mattino quando tiro su le tapparelle vedo Giuseppe Verdi, gli dico una preghierina e poi inizio un'altra splendida giornata.
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