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La Voce di Casa Verdi

Il giornale di Casa Verdi che ti aggiorna di tutti gli eventi, le novità e attività della Casa »

News
Incontro con l’Odin Teatret
mercoledì 8 settembre 2010
Festa di via e Concerto MITO
Martedì 15 giugno, ore 11
Conferenza stampa
Lunedì 17 maggio, ore 17
Intervista col Maestro, II ciclo
Link

www.villaverdi.org
Villa Verdi, S. Agata (Busseto)

www.studiverdiani.it
Istituto Nazionale di Studi Verdiani

www.socialinfo.it
Sito dedicato alle case di riposo

 

ERNESTINA SABBATINELLI

Domanda: Quali emozioni le ha dato la musica?

Ernestina: Nell'insegnare musica ho provato qualcosa di indefinibile, ho provato un piacere immenso quando gli allievi, non molti in verità, mi hanno assecondato, seguito. Non facevo in tempo a spiegare una cosa che capivano immediatamente, e questo mi dava una soddisfazione incredibile, difficile da esprimere. Ed anche quando ho insegnato canto nelle scuole, specialmente nelle scuole elementari, ho provato sensazioni indescrivibili, che hanno come completato la mia vita.

D: Come è cambiata la musica? È cambiato anche il rapporto con la musica o questo è rimasto lo stesso? Crede che la tecnologia aiuti la musica?

E: Guardi io le devo dire una cosa, siccome sono sorda al 99% - e l'apparecchio acustico per quanto sia buono ha dei limiti - per cui... non distinguo più una sinfonia di Beethoven da un quartetto di Mozart e questo mi dà sofferenza. Mi piacerebbe a volte ascoltare dei concerti perché li trovo interessanti, mi metto lì ma comincio a sentire questo rumore... è questo il motivo per cui ad ottanta anni ho abbassato il coperchio del pianoforte e non ho più suonato, perché quello che ascoltavo non corrispondeva a quello che mi aspettavo. Qui a Casa Verdi, una domenica sì e una no c'è un concerto, io vado più che altro per trovarmi tra la gente, per vedere qualcuno.

D: Come insegnante, secondo lei, chi è bravo lo sa da solo o ha bisogno che glielo dicano gli altri?

E: Dipende, se uno ha giudizio se lo dice da solo.

D: Quindi la maggior parte delle persone, ha bisogno di qualcuno che glielo dica?

E: Ma dipende, c'è chi lo dice per complimento. Ma a volte c'è bisogno di qualcuno che lo affermi con la più schietta verità. Se è un buon insegnante, lo capisce non appena inizia ad avviare l'allievo.

D: Come è cambiata, se è cambiata, la sua vita da quando è venuta qua alla casa di riposo?

E: Anche qui faccio una vita molto tranquilla e ritirata, anche quando ero a casa ero sola, come figlia unica, sola con i genitori, sono diventata vecchia insieme a loro quando sono mancati loro io ero già vecchia. Mio papà è morto a 95 anni, io ora ne ho 99, è possibile che io abbia quasi 100 anni? Ma sono nata il 25 ottobre 1901... e la matematica non è un'opinione... !

D: È cambiato molto il mondo?

E: Quando guardo la televisione, specialmente quando si parla di internet mi chiedo come sono possibili queste cose? Vorrei potermi rendere conto, veramente, ma non ci riesco. Insomma questo internet e le altre cose, come possono avvenire? Onde corte, onde lunghe... bah?

D: L'ultima cosa che le chiedo è di raccontarmi chi è Giuseppe Verdi.

E: È stato un grand'uomo, grandissimo. Io non so che genio ci fosse in quella testa. È vero che ha trovato delle persone che in certo qual modo lo hanno aiutato, però che abbia potuto diventare quello che è diventato… Cosa aveva dentro di sé? Nel suo cuore? E quando si ascolta la musica di Verdi, ci sono delle arie che…non si capisce come abbiano potuto sorgere da una mente umana. E poi anche questa casa di riposo, questa cosa splendida che ha fatto! È sempre stato amato come uomo oltre che come musicista.

EMMA GIACCONE MARTINOTTI

Doamnda: Mi racconti che cosa fate in questa stanza (laboratorio creativo)

Emma: Facciamo composizioni: fiori, mazzolini, fior di pesco, insomma lavoriamo. Abbiamo adottato anche due bambine in Eritrea con le offerte volontarie e le vendite che abbiamo fatto a una mostra. Ci chiamano i nonni di Casa Verdi, ed è un piacere. Siamo contenti di renderci ancora utili nonostante le nostre incapacità e la nostra età... uno fa i gambi, un altro taglia, l'altro mette insieme, poi questa signora molto brava finisce di confezionarli ben bene.

D: Lei che cosa faceva: suonava, cantava?

E: No, ero casalinga, una piccola sartina di paese, però ho avuto la fortuna di avere un bravo marito che sapeva un po' di musica e ho avuto quel figlio là (indica la foto autografata) che è stato direttore d'orchestra: Bruno Martinotti. A 18 anni era già primo flauto all'Orchestra Sinfonica di Milano. Poi è diventato un bravo direttore d'orchestra.
Pensi, quando a 18 anni, da primo flauto è arrivato a Milano, lontano da casa era timido, si è ritrovato in un ambiente anziano ed era la mascotte. Nella prima lettera mi ha scritto: "Mamma nell'intervallo siamo in un bel giardino, al Teatro dell'Arte di Milano, mi piacerebbe tanto fare le capriole..."
Quindi vede, anche lui si era sacrificato perché aveva una responsabilità più pesante della sua età. Non essendo musicista, per me vivere qui è una cosa che non so spiegarmi, però adesso anche mia nipote fa musica: si chiama Viola e lavora ai Pomeriggi Musicali qui a Milano. Ma io sono una persona semplice e allora sento le cose interiori.

D: Le è dispiaciuto che si sottoponesse a tanti sacrifici?

E: No, però quando mi raccontano di averlo conosciuto e mi dicono "Che bravo musicista che era", io preferirei che mi dicessero che era un bravo ragazzo, perché bravo musicista si diventa con lo studio, ma bravo ragazzo no, non lo si diventa.

D: I ricordi della guerra devono essere terribili, ma è importante che voi ci raccontiate queste cose...

E: Se non si sono vissute, non si possono capire, è già difficile ricordarle, ma se non si entra nel discorso a me non vengono in mente. Quando sono sola magari mi viene alla mente un'immagine, un fatto... come quella mattina presto in cui venni svegliata dal rumore di passi in strada. Mi alzai e sbirciai dalla finestra: erano i tedeschi che marciavano e occupavano il mio paese... L'altro giorno ho raccontato qualche cosa della mia gioventù a una signorina, ma non mi veniva in mente il nome di una bambina per cui avevo fatto una gonna. Però mi ricordavo benissimo che la gonna era blu...

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